lunedì 31 gennaio 2011

Torta salata con le cime di rapa e i broccoletti


Da un paio di settimane l’assortimento del  mio ortolano di fiducia comprende bellissime cime di rapa. 
Trovo che questa verdura sia molto versatile: la uso per condire la pasta (sia solo con aglio soffritto, che con il pomodoro e le acciughe) o per fare il risotto; la aggiungo cotta e triturata alle patate per fare gli gnocchi e (quando sono in possesso della mia mitica macchinetta tirasfoglia) anche per fare il ripieno dei ravioli, oltre che mangiarla così, nature, in padella.

Oggi ne ho fatto il ripieno di una semplice torta salata, anche perché volevo provare una pasta brisée già pronta che mi è stata descritta come "molto buona". In effetti il gusto e la texture non erano affatto male, ma purtroppo, come tutto questo genere di prodotti pronti, invece che con il burro è preparata con la margarina. Il che la rende decisamente poco sana e poco adatta a un uso frequente. 

Meglio dunque farla in casa; trovate ricetta e procedimento qui, in questo post precedente: Ratatouille en pâte brisée).


Un “foglio” di pasta brisée già pronta
cime di rapa (un mazzetto)
1 broccoletto (1)
1/4 circa di cipolla bionda
2 pomodori secchi
guanciale
1 uovo
olio
latte
pepe bianco
sale
aceto

Mondare le cime di rapa e il broccoletto, mantenendo i gambi, a meno che non siano davvero particolarmente coriacei. Lavare bene e tagliare tutto a pezzi.
Far bollire abbondante acqua con un pizzichino di sale e un paio di cucchiai di aceto e sbollentare le verdure. Con questo procedimento si elimina sia il potenziale cattivo odore, sia il sapore eccessivamente amaro.
Ridurre in piccoli pezzi un paio di pomodori secchi ben sciacquati e asciugati e un pezzettino di guanciale, che serve solo per dare una nota di sapore e non deve essere troppo invadente.
Con la mezzaluna, poi, tritare la cipolla e le verdure, dopo averle scolate e strizzate con le mani.
Foderare una tortiera (possibilmente del tipo apribile) con la pasta brisée seguendo le istruzioni sulla confezione, bucherellare il fondo e lasciarla respirare una decina di minuti. 
Nel frattempo accendere il forno e mescolare verdure, guanciale, pomodori secchi, trito di cipolla e un uovo intero ben sbattuto. 

Condire con un poco di olio, pepe bianco e sale solo se serve (io lo sconsiglio).
Riempire il guscio di pasta e infornare a 180°, sul ripiano centrale, per circa 35/40 minuti. Se, dopo questo tempo, la pasta sembrasse troppo pallida, trasferire (per non più di 5 minuti) sotto il grill.
Sfornare, sformare e lasciar riposare per una decina di minuti prima di portare in tavola.


sabato 29 gennaio 2011

Variante rustica della torta di mele

  
Più o meno un anno fa pubblicai la ricetta di una torta di mele. La trovate qui.
Oggi ne ho sperimentato una variante e la vorrei condividere.


Dei 180 grammi di farina della ricetta originale, 50 sono diventati di farina di grano saraceno e poi, alla fine, mentre mescolavo i dadini di mela all’impasto, ho aggiunto un cucchiaio di semi di papavero. Il risultato è stato un pochino più rustico.

Meglio utilizzare una tortiera apribile, poiché la torta, comprendendo un chilo di mele, è molto “pesante” e cercare di estrarla, capovolgendola, da un anormale tortiera diventa un inutile esercizio di equilibrismo.



venerdì 28 gennaio 2011

Finocchi al gorgonzola


Oggi la tabella di marcia prevede un pranzo veloce, possibilmente a base di verdure.

Conseguente giro di ispezione del frigorifero: un pezzo di buon Gorgonzola comperato ieri in un impeto di golosità cerca di attirare la mia attenzione. Devo resistere!

Ma poi… perché resistere? Metto le verdure insieme al gorgonzola e siamo a posto!

Un finocchio per commensale
una piccola patata per commensale
Gorgonzola o formaggio erborinato sardo (*)
noci
burro
parmigiano grattugiato
pepe bianco
sale (se necessario)

Mondare finocchi e patate e ridurli a pezzi di medie dimensioni. 

Farli cuocere al dente in acqua con un po’ di sale e mezzo cucchiaio di aceto. 

Nel frattempo pulire le noci e tritarle sommariamente con un coltello pesante.

Scolare le verdure, stenderle in una pirofila rivestita con carta da forno (bagnata e strizzata, per farla aderire meglio al fondo), condire con pepe bianco e, se pensate che serva, sale. 
Distribuire sulle verdure alcuni piccoli fiocchi di burro, gorgonzola a piacere (sempre a piccoli pezzi e ben distribuito), una spolverata leggerissima di parmigiano grattugiato e, per ultimo, il trito di noci.

Inserire nel forno già ben caldo e lasciar gratinare per alcuni minuti.
Servire subito.

(*) per i frequentatori non-sardi dell’Orata: sapete che in Sardegna si produce un formaggio erborinato similissimo al Gorgonzola e che è buonissimo? L’unica vera differenza col formaggio padano è che qui si usa latte di pecora, ovviamente, e che, altrettanto ovviamente, non può chiamarsi “Gorgonzola”, poiché quest’ultimo si fregia di una DOP (Denominazione di Origine Protetta) che stabilisce rigidamente anche la zona di produzione. 

mercoledì 26 gennaio 2011

Riso rosso al ragù speziato di pollo


Un caro amico ha recentemente diviso con me una fornitura di profumatissime spezie provenienti direttamente dall’India. 
Mentre la parte del mio cervello che sovrintende alla fantasia culinaria cercava di trovare al più presto il modo di utilizzarle, le avevo riposte in barattolini convenientemente ermetici e carini al punto giusto.


Poi ho trovato un bellissimo petto di pollo al mercato e mi sono ricordata di avere in dispensa un (altro) bel barattolo pieno di riso rosso integrale. 

Quest’ultimo, anche se può sembrare assai esotico, in realtà è frutto di una gita a Vercelli e quindi, malgrado l’aspetto, è assolutamente nostrano.
Pollo, più riso rosso, più spezie, uguale riso rosso al ragù speziato di pollo.



Petto di pollo
riso rosso integrale
trito si sedano, carota e cipolla bionda
pomodori e passata di pomodoro
limoni sotto sale (*)
radici di zenzero e curcuma secche, da grattugiare
cardamomo
peperoncino secco intero
olio extravergine di oliva
limone, sale grosso

Lavare il riso sotto acqua corrente, quindi metterlo a cuocere in abbondante acqua leggermente salata e aromatizzata con un paio di fette di limone e un cucchiaino di olio. Tenete presente che il riso integrale impiega circa 40 minuti a cuocere, quindi regolatevi di conseguenza.

Tagliare il petto di pollo in piccoli pezzi eliminando pellicine e eventuali ossicini. 

Ridurre in dadolata i pomodori freschi.
Appassire il trito di verdure in olio, aggiungere le spezie a proprio gusto (io ho messo due bacche di cardamomo e una generosissima macinata di zenzero e di curcuma, più un peperoncino da cui avevo tolto tutti i semini) e unire un paio di fette di limoni sotto sale sciacquate e sminuzzate. Dopo aver fatto ben insaporire, aggiungere i pomodori freschi e la passata di pomodoro e lasciar cuocere a fuoco dolcissimo per circa 20 minuti.
Unire poi i pezzetti di pollo e completarne la cottura in circa 10 minuti. Spegnere.
Scolare il riso, sciacquarlo sotto acqua calda corrente, gettarlo nella padella del ragù di pollo e mantecare a fuoco vivace per un paio di minuti.
Servire ben caldo.


martedì 25 gennaio 2011

Fregula ai carciofi


Mi sa che l’ho già detto l’anno scorso. Io i carciofi non li so cucinare (non per niente mi piacciono crudi…). Ragione di più per sperimentare nuove varianti, in attesa di trovare quella “giusta”. 
La settimana scorsa mi sono buttata nel classico carciofi e patate, oggi, dopo aver lottato un po’ con le spine, i gambi, gli scarti, ho confezionato un sughetto con cui condire la fregula. 

Carciofi spinosi di Sardegna* freschi di taglio (un paio, piccoli, per persona)
fregula media, possibilmente non tostata (60, 70 g per persona)
passata di pomodoro
guanciale
aglio
olio
sale, peperoncino



Mondare accuratamente i carciofi, gambi compresi. Gettarli man mano in acqua con succo di limone o aceto bianco per evitare che anneriscano.
Ripescarli e tagliarli il più sottilmente possibile (gambi compresi), quindi rigettarli in acqua, pulita e ugualmente acidulata, e tenerli da parte. 
Ridurre a striscioline un pezzetto di guanciale; sbucciare e schiacciare uno spicchio di aglio.
In una padella piuttosto larga scaldare pochissimo olio, unire l’aglio e lasciarlo scaldare, quindi mettere il guanciale e farlo brevemente tostare. 

Recuperare i pezzetti di guanciale e tenerli da parte; unire ancora un po’ di olio e unire i carciofi ben scolati. Farli saltare per alcuni minuti, poi versare la passata di pomodoro e aromatizzare con un  pizzico di peperoncino. Lasciar cuocere, a padella coperta, mescolando spesso.
Nel frattempo mettere a bollire acqua salata con un cucchiaino di olio e cuocervi la fregula (poco meno di 10 minuti). Scolare la fregula, versarla nella padella dei carciofi, unire anche i pezzetti di guanciale, mescolare e lasciar insaporire per circa 5 minuti. 
In ultimo assaggiare e regolare di sale ed, eventualmente, di peperoncino.
Togliere dal fuoco, versare in una zuppiera o una bella ciotola di servizio, condire con un filo di olio crudo e servire.

*per informazioni sul Carciofo spinoso di Sardegna Dop, ecco la pagina dell'apposito sito della Regione Sardegna  

domenica 23 gennaio 2011

Neve nell'isola


Oggi niente ricette; semplicemente non ho cucinato. 

Ma ho mangiato, niente paura! Anche perché il freddo richiedeva un certo apporto calorico…
Quindi condivido con voi queste insolite immagini dell’isola. 


Inevitabile il rimando a una foto, scattata in un parco milanese e pubblicata a dicembre, dove si vedevano delle impronte di uccello nella neve: ecco, qui ci sono impronte di volpe. 

Me la sono immaginata, quella volpina… stamane, alla prima luce all’alba, zampettare leggera e silenziosa. 


Magari è giovane, magari per lei questa di oggi è la prima neve e l’ha annusata stupita e incredula; poi è sgusciata sotto il freddo recinto metallico per il bestiame e… ops! è scivolata lasciando sulla neve l’impronta delle zampine anteriori e del peloso posteriore sprofondato nella neve.

venerdì 21 gennaio 2011

Passato di lenticchie con gamberi


Oggi è venerdì. Si cucina pesce.
Purtroppo le previsioni del tempo per questo venerdì ci hanno azzeccato e la giornata è fredda e grigissima. 

E io che mi ero illusa che fosse cominciata la primavera! I mandorli, in effetti, sono fioriti, ma, facendo la spesa dal mio ortolano di fiducia appena fuori città, mi si è presentato l’insolito panorama delle colline circostanti imbiancate dalla neve. Che strana visione!

Ovviamente tornando a casa non pensavo ad altro che a cucinare qualcosa di caldo, di “minestroso”. E allora sposiamo la consuetudine del pesce di venerdì e la necessità di consolarsi per quest’ondata di freddo con la preparazione di questo passato di lenticchie che non sarà molto originale, ma che, permettetemelo, è davvero buono e facilissimo da preparare!

Lenticchie (circa 80 - 90 g per commensale)
brodo vegetale (poco meno di un litro)
trito misto di carota, sedano, cipolla bionda
patate (una, piccolina, per commensale)
pomodori secchi (un paio)
olio, sale, pepe
aglio (facoltativo, ma secondo me ci sta bene)
vino bianco
gamberi freschi (almeno 2 per commensale)

Soffriggere un trito fine di cipolla, sedano e carota in un poco di olio. Unire (se vi piace) uno spicchio di aglio schiacciato. 

Gettare in pentola le lenticchie e le patate tagliate a dadi piccolissimi, sfumare con vino bianco, quindi coprire con abbondante brodo vegetale bollente e lasciar cuocere a fuoco molto dolce mescolando spesso. 

Usando le ottime lenticchie sarde, o quelle di Castelluccio, o di Pantelleria, o di Colfiorito non ci sarà bisogno di ammollo e la cottura non richiederà più di 40 minuti in totale. Se preferite altri tipi di lenticchie ricordate di usare gli accorgimenti necessari e di allungare, eventualmente, il tempo di cottura. 

Quando le lenticchie sono pronte cuocere i gamberi interi a vapore (utilizzando acqua leggermente aromatizzata con un pezzetto di cipolla, qualche grano di sale e un paio di fette di limone); quindi sgusciare le code, conservare intatte le teste, togliere delicatamente il filo nero dell’intestino. Tenere in caldo. 

Ridurre in crema le lenticchie utilizzando un frullino a immersione, eventualmente aggiungendo ancora un mestolino di brodo. 

Tagliare in grandi pezzi le code di gambero. 

Versare la crema di lenticchie in ciotole individuali, sistemare i pezzi di polpa di gambero sulla superficie della crema; immergere parzialmente anche le teste (che danno sapore e... fanno scena), irrorare con un filo di olio crudo e servire subito.


mercoledì 19 gennaio 2011

Soupe à l'oignon in versione personale, ovvero come sostituire il Cognac con il Moscato


La soupe à l'oignon la sanno fare tutti. Se qualcuno ha bisogno di indicazioni basta che faccia una rapida ricerca in internet per trovare un milione di riscontri. Insomma, non c’è nulla da inventare.

Detto questo è ovvio che chi traffica spesso in cucina ha i suoi trucchi e le sue preferenze circa questa preparazione. L'unico punto fermo è che è meglio non farla quando si è di fretta; bisogna ritagliarsi un’oretta buona per ottenere un risultato apprezzabile, come ho fatto io ieri sera.

Ecco quindi la mia semplicissima, poco ortodossa ricetta della zuppa di cipolle, che mette a riposo il classico Cognac francese a favore di un assai più nostrano Moscato di Sorso-Sennori, un vino liquoroso davvero particolare, che conferisce alla mia zuppa di cipolle un aroma inconfondibile.


Cipolle bionde
brodo di carne
farina di riso
sale
pepe bianco
burro
Moscato di Sorso*
pecorino non troppo stagionato
fette di pane cotto nel forno a legna

Mondare le cipolle e affettarle sottilissimamente facendole cadere dentro una ciotola con acqua fredda.

Scaldare il brodo (circa ¾ di litro per tre belle cipolle), tostare leggermente le fette di pane, grattugiare il formaggio.

In una pentola dal fondo spesso far sciogliere una generosa noce di burro, gettarvi le cipolle ben scolate e tamponate con carta da cucina e lasciarle rosolare per qualche minuto, incoperchiare e stufare cinque minuti.

Quindi cospargere le cipolle con un cucchiaio di farina di riso e mescolare fino a che quest’ultima non sia “tostata” e abbia avvolto per bene le cipolle.

Bagnare con due cucchiai rasi di un buon Moscato di Sorso, salare e pepare sempre mescolando.

Unire inizialmente un solo mestolo di brodo, mescolare e poi, lentamente, unire tutto il resto.

Lasciar cuocere a fuoco molto molto dolce per almeno 35, 40 minuti o fino a che le cipolle non siano quasi disfatte e la zuppa non abbia un aspetto cremoso.

Nel frattempo scaldare alla massima potenza il grill del forno, che poi andrà spento un attimo prima di inserire le scodelle.

Disporre una o più fette di pane sul fondo di scodelle individuali (di gres o altro materiale adatto a sopportare il caldo del forno), versare la zuppa di cipolle, cospargere la superficie con il formaggio grattugiato. Inserire nel forno e lasciar che il formaggio si sciolga per alcuni minuti.

Servire subito (avvisando tutti che i piatti sono caldi, mi raccomando!).



* per chi ne volesse sapere di più ecco il link alla pagina del sito della Regione Sardegna in cui sono elencate le caratteristiche e le normative per la produzione del Moscato di Sorso-Sennori

sabato 15 gennaio 2011

Branzino al sesamo


Questa ricetta semplicissima me l'ha ispirata un pezzetto di croccante di sesamo. Il mio cervello e il mio cuore erano preparati alla cubbaita di siciliana memoria… e sono rimasti delusi. 

Il croccante in questione era solo dolciastro e i semi di sesamo si intuivano oleosi e tostati male. Vabè, colpa mia: mi aspettavo troppo.

Tornata a casa, ho controllato di avere ancora scorta di semi di sesamo, visto che era da un po’ che non li usavo, e mi sono riproposta di introdurli al più presto in qualche ricetta. In pratica, qualsiasi cosa avessi cucinato per pranzo ero certa che ci avrei infilato i semi di sesamo…

Branzini da porzione
patate
semi di sesamo
olio, sale, pepe bianco
aglio, peperoncino in polvere
timo e finocchietto secchi (*)
aceto 
Spanciare, lavare e, per sicurezza, squamare velocemente i branzini con l’apposito attrezzo (la pelle va tolta, ma sempre meglio non avere fastidiose squame vaganti). 

Poi togliere la testa, le pinne dorsali (utilizzando una forbice robusta) e, infine, spellarli completamente, lasciandoli interi.

Sbucciare le patate, affettarle sottilmente con una mandolina facendo via via cadere le fette in acqua acidulata. Lasciarle a perdere amido per circa venti minuti.

In una padella moto larga e bassa far scaldare olio aromatizzato con pepe bianco, peperoncino, timo, finocchietto e uno o più spicchi di aglio spappolati, quindi gettarvi le fette di patata e farle saltare per una decina di minuti muovendo continuamente la padella. 

Trascorso questo tempo adagiare i pesci sulle patate, bagnare con pochissima acqua, incoperchiare e lasciar cuocere su fuoco molto dolce per circa 8 minuti, smuovendo a tratti la padella; girare i pesci, ribagnare con pochissima acqua e completare la cottura.

Togliere i pesci dalla padella e mantenerli al caldo; gettare una manciata di semi di sesamo sulle patate, aggiungere un filo di olio, mescolare velocemente su fuoco vivace in modo che le patate si asciughino completamente; quindi farle scivolare sul piatto di portata, salare il tutto leggermente, adagiarvi i pesci e servire in tavola.

(*) Io ho usato erbe selvatiche raccolte quest’estate e fatte seccare in casa. In alternativa al timo selvatico va benissimo quello coltivato sul davanzale. Il finocchietto, invece, sul davanzale proprio non ne vuole sapere di crescere; però l’isola ne è piena e quindi consiglio di farne una bella scorta al momento della fioritura e di farlo seccare distendendo le infiorescenze tra due fogli di carta pulita. Quando sarà ben secco, sbriciolarlo delicatamente e conservarlo in un barattolo a chiusura ermetica.

giovedì 13 gennaio 2011

La pasta col centrotavola, ovvero con cavolfiore e acciughe


Avete presente quel bellissimo cavolfiore verde (*) che ha fatto da centrotavola la sera dell’ultimo dell’anno? 

Beh, sebbene comperato freschissimo e conservato scrupolosamente, oggi andava consumato. Passando da ornamento della tavola a parte integrante del pranzo direi che non ha sfigurato; anzi, in entrambe le interpretazioni ha dato il meglio di sé.

Cavolfiore verde
pasta lunga (io ho usato tagliolini freschi, ma spaghetti o bucatini andranno bene)
acciughe sott’olio
aglio
olio
peperoncino in polvere
prezzemolo tritato
succo di limone
sale, pepe bianco

Mondare il cavolfiore dividendolo in cimette il più piccole possibile (quelle più grandi andranno tagliate i due o quattro, mentre il “torsolo” centrale potrà essere conservato per il minestrone di domani). 

Lavare accuratamente, anche con del bicarbonato.

Mentre si scalda l’acqua salata per la pasta, in una padella versare dell’olio, insaporire con poco sale, una macinata di pepe bianco, del peperoncino in polvere e uno o più spicchi di aglio ridotti in poltiglia; aggiungere alcuni filetti di acciuga sminuzzati e spappolati, un cucchiaino di succo di limone filtrato e scaldare a fuoco dolcissimo fino a che l’olio cominci a sfrigolare, mescolare, spegnere e lasciare insaporire.

Gettare il cavolfiore nell’acqua, e, a tempo debito, cuocervi la pasta. Dico a tempo debito perché se usate pasta fresca (cottura non più di 4 minuti) è necessario far cuocere il cavolo almeno per cinque minuti da solo; se usate pasta secca (cottura fino a 17 minuti) non ce ne sarà assolutamente bisogno e quindi potranno cuocere direttamente insieme.

Riaccendere il fuoco sotto la padella del condimento, riscaldare bene, scolare pasta e cavolfiore e gettare nella padella, mantecare per un paio di minuti, cospargere di poco prezzemolo tritato e servire.

(*) per amor di precisione e per l’annosa questione che vede il nord e il sud (le isole, il centro… insomma tutte le regioni sono coinvolte) sfidarsi sul nome delle verdure, trattavasi di un “cavolo-broccolo Cimone, o Romano”

martedì 11 gennaio 2011

Tagliolini alla quasi-aragosta


Domenica primaverile, qui sull’isola! Una meraviglia assoluta. 

Dovrei esserci oramai abituata e invece ogni anno rimango a bocca aperta davanti alla splendida luminosità di certe giornate, alle sfumature indescrivibili del mare, alla varietà delle fioriture spontanee (ma ci crederete che scopro continuamente dei fiori che non avevo mai visto?), alla forma buffa di quelle nuvole che paiono seppie tinte dal tramonto con ogni sfumatura di rosa e indaco… 

Insomma: non importa se poi il lunedì stendete il bucato e dopo dieci minuti si scatena il temporale! La domenica è stata meravigliosa. 
E io l’ho passata passeggiando per il porto dove mi sono imbattuta in queste meravigliose nasse. E da lì alla voglia di aragosta il passo è breve. Beh, aragosta no, ma qualche gamberone conservato in freezer il 31 dicembre c’è e c’è anche la pasta fresca del negozio di fiducia. A casa: mi è venuta fame!


Gamberi
tagliolini (meglio se pasta fresca), oppure linguine
pomodori ciliegini
cipollotto fresco e tenero
olio extravergine di oliva
sale, peperoncino
limone
foglie di prezzemolo e sedano fresche

Pulire i gamberi eliminando la testa (da conservare per un brodo di pesce) e il guscio, oltre al filamento nero. 

Tritare con una mezzaluna alcune tenere foglie di sedano e di prezzemolo raccogliendole in una ciotola. 

Mondare e affettare sottilmente il cipollotto (eliminando, se serve, le guaine più esterne che si possono lavare e conservare per una minestra); mettere anch’esso nella ciotola e condire il tutto con un bel po’ di olio, un po’ di sale e peperoncino in polvere a piacere. Lasciar riposare circa 20 minuti.
Far bollire abbondante acqua con un pizzico di sale. Immergervi i pomodorini e lasciarli sobbollire un paio di minuti. Toglierli dall’acqua con una schiumarola e, mentre sono ancora bollenti, spellarli, ridurli a piccoli pezzi e gettarli nella ciotola.
Lessare la pasta in abbondante acqua salata (se usate pasta fresca non dimenticate di aggiungere all’acqua un cucchiaio di olio).

Aggiungere alla stessa acqua di cottura di pomodori un paio di fette di limone e, dopo alcuni minuti, quando è ripreso il bollore, immergervi le code di gambero pulite (io ne ho usato tre per commensale); calcolare non più di un minuto, estrarle e tagliarle a pezzi non troppo piccoli. 
Scolare la pasta, versarla nella ciotola del sugo, unire le code e mescolare velocemente. Servire subito.



venerdì 7 gennaio 2011

Di sale e zucchero con piante e fiori, più i limoni sotto sale



Sono completamente fuori tempo massimo, lo so. Ma  mi son detta che, tutto sommato, questo post valeva ugualmente la pena pubblicarlo. Se non altro per dare un’idea a qualcuno che, anno dopo anno, si trova sempre più alle prese con un vero e proprio problema: i regali di Natale!

Io da parecchi anni oramai li ho ridotti drasticamente al minimo e, quei pochi, ho deciso che dovessero essere utili e pochissimo dispendiosi. Per i bambini ovviamente libri e ancora libri. Sono sempre soldi ben spesi e loro dalla zia Orata oramai non si aspettano altro.
Per i più grandi, invece la mia sfera dell’utile si concentra sugli attrezzi da cucina o, ancora meglio, su sfiziosità gastronomiche o ingredienti particolari.
Poiché il bello del regalo è, secondo me, che sia pensato e, se possibile, fatto a mano. L’anno scorso ho omaggiato tutti con le mie marmellate (se vi interessano le ricette le trovate qui, qui, qui e qui) dolci e agrodolci. Quest’anno, invece, ho voluto semplificare ulteriormente regalando zucchero e sale aromatizzati e limoni sotto sale.
 

Poi ho vestito i barattoli con degli scampoli di lino (dal disegno poco natalizio) e li ho decorati con rafia rossa o blu e una bella etichetta. Le etichette le ho elaborate con un semplice programma, ho aggiunto dei disegni fatti a mano e poi le ho fatte stampare in una copisteria. Tutto molto semplice e fattibile da chiunque.
Tornando all’inizio del discorso: sicuramente sono fuori tempo massimo per il Natale appena trascorso (o in un anticipo pazzesco per il prossimo), ma mi sembrava utile dare qualche indicazione per queste semplicissime preparazioni, che possono tornare utili per dei regalini in qualsiasi momento dell’anno, ma che richiedono di essere preparate con un certo anticipo.

Sale peperoncino e rosmarino:
sale grosso di Cervia o altro sale non raffinato
peperoncino coltivato biologicamente ed essiccato in casa
rosmarino coltivato in casa e fatto seccare

Triturare finemente con una mezzaluna il peperoncino e i soli aghi di rosmarino, aggiungere il trito al sale, conservare in vasetti pulitissimi ben chiusi per almeno due settimane prima di utilizzare.
Meglio cogliere il rosmarino la mattina presto e alla fine dell’estate (anche se, almeno qui sull’isola, il rosmarino è sempre profumatissimo!).

Limoni sotto sale
sale grosso marino
limoni non trattati
succo di limone

Affettare non troppo sottilmente i limoni a disposizione e spremerne un paio. In vasetti pulitissimi versare un po’ di sale, quindi riempire alternando fette di limoni e sale. In ultimo versare un poco di succo di limone.
I limoni sono pronti per essere utilizzati non prima di un mese.
Queste buonissime fette di limone possono essere usate per il pesce, per il cus cus (trovate un esempio qui) o le insalate di bulgur; vanno solo sciacquate velocemente prima di unirle alla preparazione.

Zucchero alla vaniglia
zucchero bianco (meglio del tipo “superfino”)
baccelli di vaniglia

Per questa preparazione consiglio di utilizzare un vaso con chiusura ermetica piuttosto grande dove conservare per circa un mese uno o più chili di zucchero insieme a parecchi baccelli di vaniglia prima aperti delicatamente con un coltellino.
Trascorso questo tempo travasare questo profumatissimo zucchero dentro vasetti puliti più piccoli dove potrete inserire anche un pezzetto di baccello. Inutile dire che è ottimo con il tè.

Zucchero allo zenzero
zucchero bianco (meglio del tipo “superfino”)
radici di zenzero secche

Lo stesso discorso fatto per lo zucchero alla vaniglia vale anche per quello allo zenzero. 

Consiglio di usare zenzero essiccato per evitare che quello fresco prenda un cattivo odore con il passare del tempo. Dopo circa un mese travasare lo zucchero in vasetti piccoli e pulitissimi e chiudere bene.
Ottimo con il tè, ma anche utilizzabile per una crema catalana o una panna cotta un po’ particolari. È più aromatico di quello alla vaniglia e leggermente “piccante”.

Zucchero alla lavanda
zucchero bianco (meglio del tipo “superfino”)
fiori di lavanda coltivati ed essiccati in casa

Questo zucchero aromatizzato ha un sapore molto particolare che non mancherà di farvi fare bella figura!
Cogliere i fiori di lavanda dalle proprie piante al massimo della fioritura e farli essiccare interi, poi “sgranarli” e unirli allo zucchero, dove dovranno rimanere almeno un paio di mesi. 

Non serve toglierli quando si travasa lo zucchero nei barattoli piccoli.
Perfetto per un tè con le amiche accompagnato da biscottini fatti in casa o da una bella torta!


lunedì 3 gennaio 2011

Cus cus con gamberi di San Silvestro


Un 31 dicembre molto tranquillo. Un brindisi a pranzo con alcuni amici e un pomeriggio di “cinema casalingo”, poi una cena rilassata e informale.
Proprio per accentuare l’informalità della serata, ho preparato un piatto semplicissimo, leggermente alternativo alle lenticchie con il cotechino.

Ops, quasi dimenticavo! L’Orata Spensierata manda i suoi migliori auguri per un felice 2011 a tutti gli amici; a chi cucina da sempre, a chi è alle prime armi, a chi ci prova… e a chi mangia naturalmente: altrimenti noi cosa faremmo?




Gamberi freschi
cus cus precotto
pomodorini ciliegini freschi
passata di pomodoro
cipollotto bianco
sedano (gambi e foglie)
pomodori secchi
limoni sotto sale
succo di limone
aglio
menta fresca
yogurt
olio
sale, peperoncino
prezzemolo tritato

Eliminare il guscio della coda dei gamberi (almeno cinque o sei per commensale se si prevede che questo sia il “piatto forte” della cena; tre se è previsto un altro secondo) e togliere il filamento nero, mantenere la testa intatta e sciacquarli velocemente. Distenderli da subito dentro il cestello del vapore sospeso sopra acqua aromatizzata con qualche foglia di sedano, un cucchiaio di succo di limone e qualche grano di sale grosso.
Affettare sottilmente i cipollotti e ridurre un gambo di sedano in finissima dadolata; schiacciare uno spicchio di aglio, sminuzzare qualche foglia di menta fresca; ridurre a filetti sottili un paio di pomodori secchi ben sciacquati del sale di conservazione. Ridurre in piccoli pezzi i pomodorini ciliegini e lasciarli a perdere acqua in un colino.

Riscaldare un poco di olio in una pentola, unire cipollotti, sedano, aglio, pomodori secchi e far soffriggere; poco dopo unire i pomodorini ciliegini e i pomodori secchi e lasciar cuocere circa 5 minuti. Unire una o due fette di limoni sotto sale velocemente sciacquati per eliminare il sale in eccesso (lasciatele pure intere, tanto si scioglieranno completamente in cottura, lasciando il loro particolare sapore). 

Aggiungere poi la passata di pomodoro e lasciar sobbollire a fuoco dolcissimo per circa 20, 25 minuti. 
Preparare il cus cus come descritto sulla confezione (ricordando di unire sempre un po’ di olio o burro all’acqua o al brodo di cottura).
A questo punto accendere il fuoco sotto la pentola con i gamberi da cuocere a vapore; quando l’acqua inizia a sobbollire chiudere con un coperchio e cuocere per non più di cinque minuti.

Sgranare il cus cus in un grande piatto e poi formare una montagnola al centro.

Mantecare il sugo con un cucchiaio abbondante di yogurt e condire con peperoncino, menta e prezzemolo tritati, quindi formare una corona intorno al cus cus.

In ultimo estrarre i gamberi con una pinza dal cestello del vapore e disporli in modo appropriato sopra il piatto di portata.
Servire immediatamente.

Poiché si trattava della cena del 31 dicembre non ho potuto non accompagnare a questo piatto delle bollicine. Allora ecco un Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze, secondo me un meraviglioso spumante italiano prodotto in una ristretta zona collinare della provincia di Treviso. Zona che, per altro, vi consiglio caldamente di visitare.